I Fieri Dominatori di un Mondo Antico (PARTE 2)

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Per quanto le divinità nordiche desiderassero la vita eterna e proteggessero il loro dominio, sapevano che un grande cataclisma un giorno le avrebbe travolte. Nella notte dei tempi, le Norne (le tre divinità immortali tessitricì del destino) avevano predetto la distruzione del cosmo, e streghe e sibille avevano indicato i segni premonitori dell’imminente catastrofe. Il destino era segnato.
Il mondo venne inizialmente imprigionato in una morsa di ghiaccio e l’oscurità avvolse la terra. Per tre anni la notte e l’inverno regnarono sovrani. Gli uccelli cadevano morti dal cielo, gli alberi non davano più segno di vita e i mari erano una distesa di ghiaccio.
Nelle profondità della terra, il mostruoso lupo Fenris si dibatteva stretto dalle catene forgiate dagli dei con materiali privi di materia: il  grido di un gatto, la barba di una donna, le radici di una montagna. i tendini di un orso, il fiato di un pesce e la saliva di un uccello in volo. Fenris era confinato ma i suoi cuccioli fuggirono dalla tana sotterranea per vagare liberamente nel mondo.

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La Morrigan,Regina spettrale della guerra

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La Morrigan, regina suprema e dea dei Tuatha de Danann, soprintendeva al benessere e ai conflitti di quel popolo fatato contro i Firbolg per il possesso della terra d’Irlanda, I bardi e gli arpisti, che di notte accompagnavano con canti i guerrieri e li aiutavano a riposare dopo dure giornate di cruente battaglie, concepirono il seguente paradosso: la Morrigan non era una dea, bensì una trinità. Era un singolo spirito di grande ferocia, in possesso di almeno tre nomi diversi e di tre identità separate.
Quando con il sangue versato  in battaglia compiva misteriose  magie. veniva chiamata Macha. Il nome Badb le veniva invece attribuito quando si trasformava in un essere gigantesco e prediceva ai
soldati il futuro che li attendeva in battaglia. Era infine conosciuta anche come Neman. l’essere che mutava forma e figura. Tutte e tre erano solite scivolare nel corpo di cornacchie nere per sorvolare i campi di battaglia in attesa di potersi nutrire della carne delle vittime.

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I Fieri Dominatori di un Mondo Antico (Parte 1)

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Nelle fredde regioni dell’estremo limite dell’Europa del Nord, i bardi cantarono le imprese e le avventure di un’antica stirpe divina. A quei tempi, la natura era tiranna. Il ventoe le onde del mare battevano violente- mente le isole rocciose al largo delle coste e scolpivano le scogliere in forme grottesche.
Le burrasche spingevano alti cavalloni fra gli scogli litoranei e le nebbie avvolgevano l’entroterra, avanzando dai fiordi come eserciti di fantasmi in marcia.
Nelle tenebre delle foreste primordiali, lupi, orsi e serpenti regnavano sovrani, A quel tempo, ogni insediamento aveva i propri cantastorie che cantavano le leggende di un universo precedente. Un universo abitato da un affollato pantheon di divinità e da giganti, gnomi, elfi, animali feroci ed esseri umani. Ogni razza occupava il proprio territorio. Asgard, la casa degli dei, era una fortezza eretta su un alto dirupo al centrodella terra.
Un ponte a forma di arcobaleno collegava Asgard a Midgard, la terra degli uomini.
A sua volta, Midgard era circondata da un vasto oceano; le sue spiagge lontane delimitavano Jòtunheim, la terra desertica dominata dai giganti. Al disotto di questi reami, si estendeva Niflheim, il regno dei morti. Venne però il giorno in cui tutto questo universo fu inghiottito in una guerra titanica che distrusse il cosmo.
I bardi ricostruirono il mito di quel mondo perduto ricomponendo frammenti di testimonianze antiche: vecchie canzoni, indovinelli, profezie, parti di poemi epici in prosa o in rima, simboli runici incisi su pietre. Dalla polvere del tempo affiorò un’infinita saga di torture, saccheggi, stregonerie, falsità e doppiezze,bramosia di ricchezza e potere, guerre combattute con armi e incantesimi. Gli eroi e i furfanti dell’origine del mondo appartenevano a una immensa famiglia di esseri divini conosciuti come Aesir e alle creature che condividevano il loro splendente universo.
A differenza dei numi che abitavano per l’eternità il monte Olimpo e oziavano fra le vigne assolate e i boschetti di ulivi, o degli dei sensuali che perenni  dominavano le terre orientali, le divinità nordiche non erano immortali. Al contrario,forse non erano altro che gloriosi re dei tempi più antichi giunti dall’Oriente con la furia delle loro armi e del loro coraggio. Desiderando ardentemente di sconfiggere la morte, gli Aesir avevano trovato il modo per prolungare la loro vita,
Avevano infatti ottenuto, da fonti sconosciute, una montagna di mele magiche.
Ogniqualvolta iniziavano a invecchiare o si ammalavano, mangiavano un frutto sacro e in un baleno ritrovavano vigore giovinezza.

Gli Aesir, però, non avevano il modo di sconfiggere per sempre la morte. Il destino di tutte le creature viventi era infatti nelle mani di tre creature femminili il cui potere era tale,che definirle dee non rendeva loro giustizia. Erano le Nome, tre sorelle che filavano la rete del destino e scrivevano il libro del fato. Le Nome si radunavano intorno a ogni culla per decretare il futuro del  nascituro e comparivano vicino a ogni letto di morte per recidere il filo della vita. Si erano quindi riunite anche nella notte dei tempi, per stabilire il destino degli stessi dei. Questo fu quanto predissero: nonostante la loro saggezza, i loro poteri e la loro conoscenza delle arti magiche, gli Aesir sarebbero stati distrutti loro stessa corruzione. Nessuno sa con precisione quando inizio la caduta degli dei; forse il giorno in cui gli Aesir cospirarono per trarre in inganno uno dei giganti.
Non correva buon sangue fra il regno di Asgard e quello di Jòtunheim. Dei e giganti da sempre si combattevano, e anche in tempo di pace i loro incontri erano caratterizzati dal sospetto reciproco. Tuttavia le due razze intrattenevano anche rapporti di carattere commerciale e spesso avvenivano addirittura matrimoni misti, benché i giganti fossero di dimensioni impressionanti e gli dei alti poco più dei comuni mortali.

 

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Cartoomics Milano 4 Marzo 17

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Non potevamo mancare a questo grande evento,anche per non perdere l’incontro con il nostro

Don Alemanno di Jenus & Felinia di Sketch & Breakfast

 

Sotto,tutte le foto,non sono tantissime,anche perchè me lo volevo godere!! 🙂

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Le 25 bare di Evita

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La macabra odissea del cadavere di Evita Peròn, la moglie del presidente argentino che, mossa da autentica vocazione o spinta da un freddo calcolo demagogico, si adoperò tanto a favore dei ceti meno abbienti da passare alla storia come l”angelo dei descamisados’. Alla caduta del dittatore la salma della presidentessa cominciò un grottesco viaggio durato più di vent’anni. Un’assurda vicenda che non manca di risvolti inquietanti.
Il cadavere di una donna appeso per i piedi al soffitto di un laboratorio. La decomposizione lo sta devastando. Le membra si sono rattrappite e la pelle ha assunto un colore nerastro. Da tre mesi quei poveri resti sono straziati in mille modi perché il corpo di quella che fu una donna bella e affascinante possa essere salvato dalla distruzione e conservato intatto per la venerazione del popolo che l’amava. Comincia così il calvario del cadavere senza pace di Evita Peròn. Il rispetto che si deve a un defunto, la pietà, il buon gusto sono parole senza senso per chi pone la smania del potere al di sopra della ragione e dei sentimenti. La strumentalizzazione di un cadavere, l’uso sconcio e disgustoso di un corpo senza vita per ottenere un risultato politico non sono un fatto nuovo ma forse mai nella storia una salma è stata al centro di tante vicissitudini. False tombe, false lapidi, forse addirittura un falso corpo: in questa allucinante vicenda succede di tutto.

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Enciclopedia di Beetlejuice : Bosco

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In quasi tutte le tradizioni mitologiche, è un luogo deputato alle manifestazioni spiritiche, alla stregua dei Cimiteri e degli Incroci , poiché per la sua stessa conformazione è sinonimo di ombra, mistero.
Nelle credenze popolari, oltre che nell’Animismo, è nel bosco che albergano e si nascondono spiriti, gnomi, folletti e streghe.
Un esempio è rappresentato dai Fantasmi degli alberi . Anche nella tradizione popolare d’Italia si annoverano diversi casi dove il bosco è teatro di fenomeni paranormali.

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Enciclopedia di Beetlejuice : BUCCA

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BUCCA (Anche BUCCA-BOO)
In Cornovaglia rappresenta uno spirito del mare servizievole con i marinai che per propiziarselo gli lasciano un pesce sulla spiaggia, buttano un pezzo di pane oltre la spalla sinistra o versano a terra un po’ di birra. Originariamente, era una divinità celtica del mare decaduta allo stato di demone o spiritello maligno.
Può essere paragonato al puca d’Irlanda, al puca del Galles, al puck dell’Inghilterra (da cui il personaggio omonimo della commedia Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare).

 

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Enciclopedia di Beetlejuice : BOGEY & BOGGART

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BOGEY
Nel folclore britannico, il termine, in questa o altre forme lessicali (quali Boogie-Man, Bug-a-boo, Boo, Bugbear, Bock, Boggart e Bogeybeast) si riferisce a una classe di spiriti e spiritelli maligni che, in gruppo o da soli, amano far danni.
Come tali son presenti anche in altre culture con altri nomi, sinonimi di demonio: in Galles è chiamato bug (fantasma); in Scozia bogle, in Germania Boggelman, in Irlanda puca. In ogni caso esso, di solito grande e nero, si manifesta di notte e spaventa i bambini.
In passato era lo spauracchio, una minaccia invocata per spaventare e quietare i bambini irrequieti e come tale si ritrova nel folclore italiano come l’Uomo Nero, Babau, il Lupo, ecc.

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Enciclopedia di Beetlejuice : BILOCAZIONE

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Controverso fenomeno paranormale in cui una persona è vista da altri contemporaneamente in due luoghi distinti e più o meno lontani, in forma corporea oppure, in forma spiritica, in un luogo diverso da quello dove si trova il suo corpo fisico.
Tale fenomeno, tra i più straordinari nel campo del paranormale, oltre che avvenire in stato d’incoscienza da parte dell’agente, può essere sentito dalla stessa persona bilocata. Alla categoria dei “fantasmi viventi”, infatti, appartiene il fenomeno di bilocazione in cui l’individuo ha la sensazione di trovarsi in due posti diversi contemporaneamente, oppure — senza averne coscienza — è vista nello stesso tempo in due posti diversi, oppure si vede il suo “doppio” immateriale in un luogo diverso da quello dove si trova momentaneamente il suo corpo materiale.

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