Il prigioniero del Tempio Prima Parte

LOGOFREDDY

 

 

Un bambino disperato e solo nella tenebrosa prigione di un castello negli anni più ‘caldi’ della Rivoluzione Francese. Dalle finestre, chiuse da inferriate, giungono fino a lui le urla e i lamenti dei ‘nemici del popolo’ seviziati e trucidati, spesso in mezzo alla strada, in un’orgia di sangue dalla folla inferocita sfuggita al controllo degli stessi capi della Rivoluzione. I custodi del piccolo prigioniero, ma sarebbe meglio dire i suoi aguzzini, Io fanno vivere come un animale, in mezzo alla sporcizia. Tubercolotico e coperto di piaghe, il bambino si avvia fatalmente verso la completa distruzione fisica e psichica. A provocare devastazioni ancora più gravi nella sua mente già provata ci pensano i guardiani, che si divertono a sconvolgere del tutto il suo equilibrio mostrandogli immagini pornografiche, dandogli forti quantitativi di alcool e minacciandolo continuamente di morte.
La vittima è il principe ereditario al trono di Francia, Luigi XVII, un re senza corona al centro di uno dei più sconcertanti misteri della storia. Carcerieri che vanno e vengono, giacobini che forse sono al soldo dei monarchici, frotte di agenti segreti in agguato e troppe morti che al momento opportuno levano di mezzo quelli che potrebbero gettare luce sulla vicenda.
È veramente lui il bambino di dieci anni che dopo tre anni di prigionia viene trovato morto nella sua cella? L’interrogativo è motivato da una serie di circostanze a dir poco singolari: un giorno il delfino sembra diventato muto, un altro si dimostra loquace; secondo alcuni testimoni è rachitico, altri lo trovano in ottime condizioni di salute. Si tratta sempre della stessa persona o vari ragazzi si succedono nella cella prendendo il posto del prigioniero per celarne la fuga? Ma se Luigi XVII è evaso dal carcere, dove è andato a finire? A complicare le cose, c’è uno strano andirivieni nel cimitero di Santa Margherita la notte in cui deve essere sepolto il morto del Tempio. Un macabro gioco di bare la cui spiegazione sarà forse trovata anni dopo quando, esumando i resti, si assisterà a un nuovo colpo di scena. Falsi indizi, testimonianze inattendibili, ricostruzioni fantasiose: tutto sembra congiurare contro i detective della storia che vedono regolarmente finire nel nulla le loro ricerche. Restano solo le ipotesi. Di prove, neanche l’ombra.
Nel frattempo, l’enorme posta in gioco richiama l’attenzione di una miriade di pretendenti al trono di Francia.
Per anni e anni salgono così alla ribalta presunti delfini: nessuno riuscirà a provare la propria identità in modo soddisfacente ma alcuni lasceranno dietro di sé molte perplessità e dubbi che ancora non hanno trovato risposta.

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Nell’estate del 1792, a tre anni dallo scoppio della rivoluzione, il re di Francia Luigi XVI è rinchiuso in un castello-prigione chiamato il Tempio insieme con la sua famiglia: la moglie Maria Antonietta, l’erede al trono Luigi Carlo (il delfino) di sette anni, l’altra figlia Maria Teresa (Madame Royale) di quattordici e la sorella, Madame Elisabeth. Il 21 gennaio 1793, il sovrano viene ghigliottinato e la stessa sorte tocca a Maria Antonietta nove mesi più tardi e a Madame Elisabeth nel maggio dell’anno dopo, Il delfino e Madame Royale restano soli nel Tempio.
Nel frattempo il piccolo Luigi Carlo è stato affidato alle ‘cure’ del calzolaio Simon e di sua moglie, due rivoluzionari fidati che hanno il compito di dargli un’educazione più consona ai tempi. Il risultato è che il bambino, minacciato continuamente di morte e rifornito di alcool e libri osceni, è indotto a firmare una dichiarazione in cui accusa la madre delle azioni più aberranti.
Dopo la morte di Maria Antonietta, il delfino viene rinchiuso ermeticamente in una stanza e praticamente murato vivo: i viveri gli vengono passati attraverso uno sportello. Non è chiaro il motivo di questa eccezionale (e ingiustificata) misura di sicurezza: c’è chi sostiene che i rivoluzionari, non ritenendo politicamente vantaggioso far salire sulla ghigliottina un bambino, siano ricorsi a questo sistema per minare il suo stato di salute fisico e psichico; altri sono del parere che la mossa sia stata voluta dai monarchici che, aiutati da qualche ‘talpa’ all’interno del Tempio, avrebbero organizzato il tutto per far fuggire Luigi XVII sostituendolo con un altro prigioniero.

 

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Il battesimo del futuro Luigi XVII

 

Il bambino viene fatto uscire dalla sua orrenda prigione solo una volta, il 23maggio 1794, pare per ordine di Robespierre, e riportato al Tempio ventiquattro ore più tardi. Questa mossa dell”Incorruttibile’ ha suscitato non poche perplessità e ha fatto avanzare ancora una volta l’ipotesi di una sostituzione di persona. Due mesi dopo Robespierre sale sulla ghigliottina e la stessa fine fa anche il calzolaio Simon, indicato da molti come personaggio chiave del mistero del Tempio. Il successore di Robespierre, Barras, si reca a visitare Luigi XVII e lo trova inebetito e in pessime condizioni di salute: è rachitico, gonfio e pieno dì piaghe.

 

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Maria Antonietta con i figli: Maria Teresa (detta Madame Royale), il secondogenito Luigi Giuseppe (morto all’età di otto anni) e Luigi Carlo. Dopo di lui nascerà Sofia che però vivrà meno di un anno.

 

Il piccolo prigioniero muore 18 giugno 1795. Il 9 giugno viene eseguita l’autopsia. Il bambino, dichiarano i medici, è deceduto per tubercolosi; ma sono in molti a pensare che sia stato avvelenato.

 

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Nel giugno 1791, a due anni dallo scoppio della rivoluzione, i reali di Francia tentano di fuggire all’estero ma la loro carrozza viene bloccata a Varennes.

 

Il cadavere viene sepolto nel cimitero di Santa Margherita ma la stessa notte la bara di legno sarà sostituita con un feretro di piombo con il sigillo reale. Un episodio misterioso che avrà un risvolto nel 1846, quando la bara sarà dissepolta e dentro si troverà lo scheletro di un ragazzo di una quindicina d’anni. Non è quindi quello di Luigi XVII. Chi ha operato la sostituzione? E perché? Sono gli ultimi interrogativi di una lunga serie cominciata subito dopo la morte del delfino, quando per tutta Parigi si sparse la voce che il morto del Tempio non era l’erede al trono di Francia. Le cose si complicarono negli anni successivi quando i pretendenti alla corona cominciarono a spuntar fuori come funghi. Il primo fu un certo Jean-Marie Hervagault, figlio di un sarto, comparso nel 1798 e rinchiuso poi in un manicomio. Nella folla dei ‘Luigi XVII’ degli anni successivi, due personaggi spiccano per gli inquietanti interrogativi suscitati dalle loro dichiarazioni:
Claude Perrin, detto ‘barone di Richemont’ e, soprattutto, Karl Wilhelm Naundorff.

 

La famiglia reale nel cortile del castello-prigione chiamato il Tempio.

La famiglia reale nel cortile del castello-prigione chiamato il Tempio.

 

Entrambi, mescolando abilmente falsità a particolari veri, e in molti casi singolarmente inediti, hanno convinto più di uno scettico. Ma i dubbi restano e ancora oggi i detective della storia si stanno scervellando per riuscire a scoprire che cosa sia accaduto in realtà dietro le spesse mura del Tempio.

 

L’esecuzione di Luigi XVI, ghigliottinato il 21 gennaio 1793.

L’esecuzione di Luigi XVI, ghigliottinato il 21 gennaio 1793.

 

Luigi XVll prigioniero del calzolaio Simon.

Luigi XVll prigioniero del calzolaio Simon.

 

Da Versailles al Tempio
Luigi Carlo, duca di Normandia, terzogenito dell’ultimo re di Francia, nasce il 27 marzo 1785, quando la rivoluzione è ormai alle porte. Il padre, Luigi XVI, e la madre, Maria Antonietta d’Austria, si erano sposati nel 1770, ma la coppia era rimasta sterile per sette anni a causa di una malformazione genitale dello sposo, eliminata poi con un intervento chirurgico. Nel 1778 era nata Maria Teresa, la cosiddetta Madame Royale, cui era seguito nel 1781 il sospirato erede al trono, il delfino Luigi Giuseppe.

 

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Due presunti Luigi XVII: Mathurin Bruneau,Karl Wilhelm Naundorff.

 

 

Dopo la nascita di Luigi Carlo, nel 1786 arriva l’ultima figlia, Sofia, che però vive solo undici mesi. Nel 1789 muore anche Luigi Giuseppe, per una malattia ossea, e il piccolo duca di Normandia diventa delfino.
La Rivoluzione Francese, scoppiata il 14 luglio 1789 con la presa della Bastiglia, non se la prende da principio con l’istituto monarchico, ma i primi di ottobre il popolo invade la reggia di Versailles, costringendo la famiglia reale a trasferirsi a Parigi, nel palazzo delle Tuileries, dove può essere tenuta sotto più stretto controllo.

 

Un ritratto di Luigi XVII. Secondo la versione ufficiale, il delfino sarebbe morto per tubercolosi 1’8 giugno 1795. Aveva dieci anni e da tre era rinchiuso nel Tempio. Durante la prigionia non era mai uscito dal castello tranne una volta, il 23 maggio 1794, quando venne prelevato dal Tempio per essere condotto alla presenza di Robespierre: un episodio che ha suscitato molti interrogativi.

Un ritratto di Luigi XVII. Secondo la versione ufficiale, il delfino sarebbe morto per tubercolosi 1’8 giugno 1795. Aveva dieci anni e da tre era rinchiuso nel Tempio. Durante la prigionia non era mai uscito dal castello tranne una volta, il 23 maggio 1794, quando venne prelevato dal Tempio per essere condotto alla presenza di Robespierre: un episodio che ha suscitato molti interrogativi.

 

Con il radicalizzarsi degli avvenimenti, comincia la cosiddetta ‘emigrazione’ dei nobili. Il fratello minore del re, conte d’Artois, è il primo a fuggire. Luigi XVI resta invece in Francia insieme con la famiglia, con l’altro fratello, conte di Provenza, e con la sorella Madame Elisabeth.
Nel giugno del 1791, dopo molte esitazioni, il peggioramento della situazione interna induce la famiglia reale a tentare a sua volta la fuga. Tardiva, male organizzata, e forse sabotata, l’operazione fallisce. Il re viene riconosciuto, fermato a Varennes e ricondotto a Parigi con i suoi, sotto scorta. Solo il conte di Provenza riesce a riparare all’estero, dove — come fratello più anziano del re — diventa il principale esponente della casa regnante fuori di Francia. Luigi XVI, per il momento, non viene deposto, ma solo ‘sospeso’ dalle sue funzioni. La situazione però si aggrava ancora, bruscamente, quando la Francia entra in guerra contro le due maggiori monarchie d’Europa, Austria e Prussia. Con la patria in pericolo, i gruppi più estremisti si rafforzano in modo considerevole all’interno dell’Assemblea Legislativa.
Il 20 giugno 1792 una folla armata di picche occupa le Tuileries. Il re è costretto a mettersi in testa un berretto frigio e a bere un bicchiere di vino con la teppa.

 

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Luigi XVL e Maria Antonietta.
Nasce la Comune rivoluzionaria, preludio al Terrore (che è già nell’aria). Il 10 agosto l’assalto alle Tuileries si ripete. Luigi XVI si rifugia con i suoi presso l’Assemblea Legislativa,che esita ancora di fronte all’idea di abolire la monarchia. La famiglia reale dovrebbe trasferirsi nel palazzo del Lussemburgo ma la Comune esige che sia internata invece, sotto suo controllo, nella torre del Tempio.
L’edificio consta di un maschio centrale a pianta quadrata, con quattro torrette agli angoli, collegato con un edificio più basso, fiancheggiato da altre due torrette. I fabbricati comunicano attraverso un cammino di ronda, che copre parzialmente il tetto dell’edificio minore in corrispondenza del terzo piano nel corpo principale.

 

Maria Teresa Carlotta, detta Madame Royale.

Maria Teresa Carlotta, detta Madame Royale.

 

Le mura sono spesse tre metri e le finestre sono munite d’inferriate. Luigi XVI, il delfino e un servitore sono sistemati al secondo piano, mentre la regina, la figlia, e la sorella del re stanno al terzo.
All’appartamento del re si accede dalla scala principale, in pietra, sistemata nella torretta nord. Sulla vasta anticamera si affacciano le porte della sala da pranzo, della camera da letto e della stanza assegnata al servitore. Nella torretta sud, dove sono le toilettes, esiste una scala interna, di legno, che sale al terzo piano. La scala è stata però bloccata con una botola inchiavardata. È invece rimasto agibile l’accesso al cammino di ronda, che servirà per l”aria’ ai prigionieri (e su cui si può gettare lo sguardo,di traverso, da una finestra dell’appartamento occupato dalle donne).
La guarnigione del Tempio comprende circa trecento uomini, fra soldati e inservienti. La responsabilità dei prigionieri è affidata ai commissari della Comune, otto in tutto, che si alternano a turni mensili. Il 16 dicembre 1792, si inizia il processo al re, e il delfino viene trasferito presso la madre. Al momento del suo ingresso al Tempio, il piccolo Capeto (questo è il suo stato civile repubblicano) ha sette anni e mezzo. È biondo, con gli occhi azzurri e gli incisivi superiori un po’ sporgenti. Ha una cicatrice alla mascella sinistra, provocata dal morso di un coniglio; tre segni triangolari di vaccinazioni sul braccio; una voglia di fragola alla mammella destra e un’ombra di capillari venosi sulla coscia sinistra, a forma di uccello con le ali spiegate (il cosiddetto ‘simbolo dello Spirito Santo’). È sano e vigoroso «come il figlio di un contadino», anche se delicato di nervi e soggetto a convulsioni, orgoglioso, allegro, e pieno di fantasia. Negli ultimi mesi passati alle Tuileries ha imparato a leggere e scrivere, possiede i primi rudimenti di aritmetica e geometria, e conosce un pò’ di italiano e latino.

 

La morte del delfino Luigi Giuseppe, dovuta a una malattia ossea.

La morte del delfino Luigi Giuseppe, dovuta a una malattia ossea.

 

Luigi XVI viene ghigliottinato il 21 gennaio 1793, e il ragazzo del Tempio si ritrova al centro di un intricato gioco politico e dinastico. Con la morte del vecchio re, il delfino è diventato per i monarchici il simbolo della continuità legittimista; ma è anche il principale ostacolo sulla strada del trono per suo zio, il conte di Provenza, al sicuro all’estero, che aspira apertamente alla successione. Per i repubblicani invece, il piccolo Capeto è un ostaggio nelle mani dei più intransigenti, ma contemporaneamente rappresenta una possibile ‘merce di scambio’ per coloro (e non sono pochi) che stanno meditando il doppio gioco.
Questo molteplice urto di interessi si cala poi in una situazione estremamente intricata che vede all’opera numerosi gruppi concorrenti di poliziotti e agenti segreti, informatori e mestatori. Basti dire che a Parigi esistono ben quattro organismi incaricati dell’ordine pubblico: l’ufficio militare delle ricerche, la polizia della Comune (devota a Hébert), la polizia del Comitato di sicurezza generale, sotto controllo della Convenzione, e l’Alta Polizia del Comitato di Salute Pubblica (dominata da Robespierre).

 

Strappato alla madre
Il 3 luglio 1793, il ‘cittadino Capeto’ viene separato anche dalla madre per decisione di Hèbert (in quel momento al culmine del suo potere), e affidato all”educazione’ di una coppia di buoni rivoluzionari, il calzolaio Simon e sua moglie. Il piccolo Luigi torna così nell’appartamento del secondo piano, che è rimasto vuoto dopo la morte di Luigi XVI.

 

La presa della Bastiglia, l’episodio che dette il via alla Rivoluzione Francese, il 14 luglio 1789, in un dipinto di Claude Cholat.

La presa della Bastiglia, l’episodio che dette il via alla Rivoluzione Francese, il 14 luglio 1789, in un dipinto di Claude Cholat.

 

Simon, contrariamente alle voci messe in giro dai monarchici, non è un bruto, nè un uomo crudele. solo un popolano molto rozzo, che da principio ispira certo repulsione al principino, ma che col tempo riesce a stabilire con lui un rapporto amichevole, grazie anche alla presenza di sua moglie, Poco a poco il ragazzo diventa più turbolento e grossolano, ma certo non viene maltrattato, e la sua salute resta buona.
Le ombre più fosche sulla vita del delfino derivano dagli interventi di Hèbert e della sua ‘anima nera’ alla Comune, Chaumette. È Hèbert che terrorizza il ragazzo con la minaccia della ghigliottina; lui che lo rifornisce di alcool e libri osceni; lui, infine, che lo obbliga ad accusare la madre di incredibili dissolutezze. Questo abominevole accanimento culmina con il confronto del 7 ottobre 1793 (ultimo incontro con la famiglia) nel corso del quale il piccolo Capeto conferma le sue confessioni’ di fronte alla zia e alla sorella, allibite.

 

La famiglia reale francese in una stampa del 1815: Luigi XVIII, il conte d’Artois (futuro Carlo X), il duca e la duchessa d’Angouléme e il duca di Berry: gli ultimi due saranno chiamati in causa, inutilmente, da Claude Perrin, alias Hébert, alias Ethelberg, detto barone di Richemont, uno dei tanti che pretesero di farsi passare per Luigi XVII.

La famiglia reale francese in una stampa del 1815:
Luigi XVIII, il conte d’Artois (futuro Carlo X), il duca e la duchessa d’Angouléme e il duca di Berry: gli ultimi due saranno chiamati in causa, inutilmente, da Claude Perrin, alias Hébert, alias Ethelberg, detto barone di Richemont, uno dei tanti che pretesero di farsi passare per Luigi XVII.

 

L’episodio resta oscuro: non solo per la firma del delfino in calce ai verbali, che appare alterata come se fosse stato drogato (o qualcuno gli avesse guidato maldestramente la mano), ma anche per le possibili ripercussioni di un simile trattamento sul suo equilibrio psichico. Maria Antonietta viene ghigliottinata il 16 ottobre. Dopo la sua morte, i commissari municipali (che da otto sono diventati quattro) continuano a visitare il ragazzo senza notare nulla di strano. Anche altre persone frequentano regolarmente l’appartamento, come i fumisti incaricati del buon tiraggio dei caminetti, e la lavandaia, la vedova Clouet, che ogni due settimane porta il cambio della biancheria. Il delfino è anche osservato di frequente dalla sorella, mentre prende aria sul cammino di ronda insieme con il suo custode Simon.
Verso la fine dell’anno, per la prima volta, pare che il delfino sia malato; ma deve trattarsi di un malanno di poco conto, perché ai primi del 1794 il ragazzo è di nuovo in circolazione.
Il 2 gennaio, Chaumette decide di esonerare dall’incarico la coppia Simon, che abbandona l’appartamento il 5, subito dopo la solita visita della lavandaia.

 

Madame Elisabeth, sorella di Luigi XVI: il piccolo Luigi Carlo sarà indotto ad accusare lei e la propria madre di incredibili nefandezze.

Madame Elisabeth, sorella di Luigi XVI: il piccolo Luigi Carlo sarà indotto ad accusare lei e la propria madre di incredibili nefandezze.

 

Il delfino rimane senza sorveglianza, completamente solo, per oltre due settimane. Il 19, però, fa di nuovo la sua apparizione il calzolaio Simon, per raccogliere le proprie masserizie. Lo aiuta nello sgombero un carrettiere, certo Ojardias.
La sera dello stesso giorno 19 Simon consegna ufficialmente il prigioniero ai commissari di servizio. Uno di essi, Lorinet, è anche medico e constata la buona salute del delfino.
È in questo periodo che si collocano le prime ipotesi di sostituzione del prigioniero. Secondo qualcuno, il delfino sarebbe morto all’inizio dell’anno, e Chaumette — per conservare l”effetto ostaggio’ — avrebbe fatto entrare al Tempio un sostituto, nascosto nel cesto della biancheria della vedova Clouet, dopo aver licenziato i Simon, ormai inutili.
Altri sostengono invece che il delfino sarebbe stato fatto evadere dai realisti, con la complicità di Simon e Ojardias, celato dentro un cavallo di cartapesta; e un sostituto avrebbe preso il suo posto per nascondere la fuga.
La sola cosa certa è che Simon si ritira di scena in punta di piedi, per godersi una relativa agiatezza, di origine chiaramente assai recente.

 

L ‘arresto di Luigi XVI e dei suoi familiari a Varennes. Il re si era deciso troppo tardi a tentare la fuga all ‘estero. L’operazione, comunque male organizzata, fallì probabilmente in seguito a una delazione.

L ‘arresto di Luigi XVI e dei suoi familiari a Varennes. Il re si era deciso troppo tardi a tentare la fuga all ‘estero. L’operazione, comunque male organizzata, fallì probabilmente in seguito a una delazione.

 

Murato vivo!
Nel Tempio, intanto, una squadra di muratori sta compiendo una serie di modifiche, destinate a rendere più severa la segregazione del delfino. La sala da pranzo viene chiusa e una grande stufa è incastrata al posto della porta nella camera da letto. Sopra la stufa è sistemato uno sportello con una inferriata di 32 centimetri per 60. Bloccato l’accesso diretto, l’unico modo per arrivare al delfino è ora quello di attraversare la vecchia stanza del domestico, e poi percorrere il corridoio perimetrale dove si trovano le toilettes. Ma anche questa via viene presto chiusa: il ragazzo, praticamente murato vivo, sarà d’ora innanzi sorvegliato e nutrito solo attraverso lo sportello sopra la stufa.

 

La carrozza con i reali di Francia, bloccata a Varennes, viene ricondotta sotto buona Scorta a Tuileries

La carrozza con i reali di Francia, bloccata a Varennes, viene ricondotta sotto buona Scorta a Tuileries

 

I lavori di risistemazione si concludono il 30 gennaio 1794, e il giovane Capeto viene ermeticamente chiuso nella sua stanza il giorno dopo. Lo scopo del provvedimento non è chiaro. Secondo alcuni, dietro il paravento delle misure di sicurezza, c’è l’obiettivo, da parte della Comune, di accelerare il decadimento fisico e psichico del prigioniero. Secondo altri, invece, l’isolamento — che durerà ben 178 giorni — è organizzato dai monarchici, con la complicità di qualche doppiogiochista, per mascherare una sostituzione in via di allestimento. Secondo i fautori di questa ultima ipotesi, l’autore del ‘ratto’ sarebbe uno dei commissari municipali, certo ‘Bigaud’, che fa la sua apparizione al Tempio due giorni dopo la partenza definitiva di Simon, cioè il 21 gennaio, e che in realtà non sarebbe altri che l’agente realista Jean Olivier Bigot. Certo è che agli inizi del 1794 negli ambienti della ‘resistenza’ legittimista si verifica davvero un certo fermento, come è dimostrato da una lettera di Yves Cormier (capo del più importante gruppo parigino) con cui si raccomanda la massima prudenza «per non compromettere il nostro progetto e la vita di chi ci è così caro».

 

Pochi giorni dopo Luigi XVI viene costretto dalla folla, che ha invaso il palazzo reale — le Tuileries — a mettersi in capo un berretto frigio e a bere un bicchiere di vino con i rivoluzionari. Nella foto, una caricatura ispirata all’episodio.

Pochi giorni dopo Luigi XVI viene costretto dalla folla, che ha invaso il palazzo reale — le Tuileries — a mettersi in capo un berretto frigio e a bere un bicchiere di vino con i rivoluzionari. Nella foto, una caricatura ispirata all’episodio.

 

La storia intanto procede nel suo cammino. Alla fine di marzo il gruppo hébertista viene spazzato di scena; e pochi giorni più tardi, con l’eliminazione anche di Danton e dei suoi, Robespierre assume di fatto la dittatura.
Durante la prima metà del 1794, un uomo ha forse visto direttamente il delfino. Si tratta di Gagnié, cuoco del Tempio.
Gagnié conosce bene il ragazzo, perché ha seguito la famiglia reale dalle Tuileries al castello-prigione. L’episodio sarà riferito dal cuoco, con una dichiarazione giurata, dopo la Restaurazione.
Gagnié afferma che, salendo le scale, era stato colpito dall’odore ammorbante, proveniente dalla ‘camera chiusa’. Ottenuto il permesso di giungere sino al piccolo prigioniero (evidentemente attraverso il corridoio perimetrale), il cuoco sostiene di aver riconosciuto in modo inequivocabile il figlio di Luigi XVI nel ragazzo debolissimo, roso dalla scabbia e con un ginocchio gonfio, che gli si era rivolto dicendo:
«Voglio morire».

 

Il trasferimento dei reali al Tempio.

Il trasferimento dei reali al Tempio.

 

Questa testimonianza sembrerebbe spazzare via definitivamente ogni ipotesi di sostituzione, almeno sino a quel momento: ma alcune bizzarre incongruenze di date e una firma assai dubbia, rendono il documento troppo sospetto per potercisi basare in modo sicuro.
Il 23 maggio dello stesso anno, poi, si verifica uno stranissimo incidente, Il delfino viene portato fuori dal Tempio sotto buona scorta, per ordine dell’Assemblea Nazionale. Il decreto di comparizione è consegnato all’ufficiale di guardia, che però lo trasmette ai commissari di turno soltanto il giorno dopo. Il documento non è molto convincente; ma nel frattempo il ragazzo è stato riportato al torrione, e i funzionari decidono di archiviare l’episodio senza ulteriori accertamenti.
Dove è stato portato il delfino, in quelle ventiquattro ore?

 

Pochi giorni dopo Luigi XVI viene costretto dalla folla, che ha invaso il palazzo reale — le Tuileries — a mettersi in capo un berretto frigio e a bere un bicchiere di vino con i rivoluzionari. Nella foto, una caricatura ispirata all’episodio.

Il processo a Luigi XVI nel dicembre 1792.

 

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L ‘esecuzione del sovrano.

 

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