Notte di Luna -Alessandro Amadesi-

golemcuccia
L’arietta fresca della sera accarezzava le cime degli
alberi ed i lunghi rami. La luna piena si godeva
silenziosa lo spettacolo. Godendosi quel minimo filo
di aria che rendeva sopportabile il caldo torrido
dell’estate, Thomas camminava pacifico sul grande
prato e nel corridoio d’erba che lo portava verso
l’entrata della sua grande villa. Era un edificio
magico, dava nell’occhio, metà architettura della
Bauhaus metà automobile sportiva anni’70. Era
strutturata su un unico piano, bassa ma molto estesa,
la pianta come un grande rettangolo dagli spigoli
arrotondati, le vetrate immense e quel ‘cemento–
marmo–e–metallo’ che la rendevano unica.
L’architetto che l’aveva progettata e fatta costruire ci
aveva vissuto per un paio di decenni, poi l’aveva
venduta. Morì suicida quattro giorni dopo che Thomas
era entrato nella villa come nuovo proprietario.
Questo le dava un che di misterioso ed inspiegabilee
si diceva, lo si diceva nel quartiere, che lì dentro tutto
fosse possibile.
Thomas si avvicinò all’entrata, mentre una voce
lanciata lontano, verso di lui, un richiamo, lo
raggiunse.


– Thomas! –
Continuando a camminare lentamente con le mani in
tasca lui rispose:
– Dimmi –
Entrò facendo scorrere la vetrata già mezza aperta e si
trovò nel salone. Era un ambiente immenso, occupava
quasi una metà della casa, completamente vuoto, un
paio di credenze in fondo e gli scalini ad arco che
portavano verso un sotto-salone leggermente più
basso del livello di terreno dell’entrata. Due grandi
divani messi ad angolo ed un immenso tavolino di
vetro molto basso completavano l’arredamento. Nella
lontananza distinse chiaramente la moglie Francesca
insieme ad un ragazzo giovane e…ma perché
dimenticava sempre di portare con sé gli occhiali che
il dottore gli aveva ordinato?
– Ah, ci sei? – cominciò la moglie – Ti volevo
presentare Marco –
Thomas si avvicinò a loro due ed al ragazzo e gli
diede la mano con energia
– Ah, tu sei l’amante di Francesca, mh? – lo guardò
per un attimo. Il ragazzo era piuttosto imbarazzato.
L’osservazione lo aveva congelato nel sorriso
precedente
– Devo ammettere – continuò Thomas – che ha scelto
bene. No, no, dico seriamente. Magari sei un bravo
ragazzo, come si dice di solito. Bello, atletico, forse
spigliato. Quello che non sono io –
Tutt’altro che congelata dalle osservazioni di Thomas,
anzi trovandole più che naturali, Francesca sorrise.
– Thomas, questo baldo giovine è un poliziotto –
– Ahaaaa… – il moto di sorpresa simulato da Thomas
sembrò sarcastico esattamente come voleva essere
– Infinitamente più rassicurante di uno scrittore. Di
cinema, oltretutto – continuò lui.
Notando che tutti e tre erano rimasti in piedi, formali
ed un po’ fissi nella presentazione così
anticonvenzionale, Thomas li invitò a rilassarsi,
soprattutto rivolto a Marco.
– Ma sediamoci, dai. Volete qualcosa? – dopo l’attimo
di esitazione, i tre si sedettero.
– Dai, senza complimenti – continuò Thomas – Stiamo
semplicemente parlando di voi due. Una bibita
qualsiasi? Arrivo subito –
Thomas si allontanò verso la cucina. In quel momento
Marco, che fino a prima era rimasto sorpreso dal
comportamento degli altri due, si rivolse dubbioso a
Francesca:
– Fa molto il disinvolto, tuo marito. Ma sei sicura
che…cioè…come l’ha presa, veramente? –
Il tono confidenziale ed allegro di Thomas lo aveva
allarmato, come se avvertisse una possibile reazione
improvvisa e violenta da parte sua.
Francesca lo guardò ironica e gli rispose:
– Mai stato più allegro. Non ti preoccupare, Marco.È
proprio contento e comunque glielo puoi chiedere di
persona –
*
In cucina c’era un mobile immenso, una credenza che
prendeva l’intera parete a destra dell’entrata e faceva
angolo con un piano di marmo che correva sotto la
finestra e formava un piano di lavoro di dimensioni
incredibili. Thomas aprì i cassetti sotto il piano di
marmo e vagliò una vasta serie di coltelli da cucina,
da carne e posate semplici. Prese un coltello di medie
dimensioni ed andò a raccogliere un paio di limoni da
una cesta su un tavolo. Si allontanò con bicchieri,
coltello e limoni, un’impresa ardua per chiunque non
fosse abituato ai drink. Arrivato nel salone, sentì
molto basse le voci di Francesca e Marco che
bisbigliavano. Si avvicinò ai due e chiese:
– Di che cosa state farfugliando, voi due? –
– Che te lo potrebbe chiedere di persona – rispose
Francesca
– Che cosa? – Thomas si rivolse a Marco – che cosa,
Marco? Chiedi pure, senza problemi –
– Ehm… – rispose lui – mi stavo… mi stavo
meravigliando che lei, cioè… l’avesse presa così
bene. Che noi due… io e Francesca… –
– Ah – lo interruppe Thomas sorridendo – di quella
cosa, stai parlando… oh, beh, sai, non sei certo
l’unico uomo che è stato dentro di lei, sai. E poi,sì,
sono contento di sbarazzarmi della mia terribile
moglie –
Francesca non apprezzò l’ultima frase di Marco:
– Dentro di me… ah, dai! L’unico che è stato dentrodi
me è il chirurgo che mi ha operata di appendicite —

Quante storie, tesoro. Tu come diresti? Fettina di
limone? –
Marco non capì. Doveva essere un’allusione, la fettina
di limone?
– No, dico – precisò Thomas – volete una fettina di
limone? –
Un po’ stupito Marco si trovò a rispondere: – Sì,
grazie –
Sembravano una coppia che andasse d’amore e
d’accordo. Tutti contenti. La situazione gli sembrava
surreale. Thomas tagliò due fettine ed appoggiò il
coltello sul piano di vetro, insieme ad un piattinocon
il resto del limone.
Poi proseguì: – Proporrei di fare un gioco di
nascondino, là fuori. Stiamo festeggiando, no? – si
appoggiò quasi disteso sulla poltrona, con aria
sognante – Io, ricco e famoso, mi darò alla bella vita
in qualche isola tropicale, magari con qualche bella
signorina attorno a me. Quanto a voi – ebbe un sorriso
sarcastico – non troppo ricchi e famosi, vi attendono
giorni, mesi, anni di estenuanti scopate… –
Marco non tollerò la situazione oltre. Ormai si era
convinto che Thomas avesse qualcosa di fasullo nel
modo di fare, fin troppo felice e nell’ultima frase, fin
troppo sarcastico.
– Le ricordo – gli rispose guardandolo male – che sta
parlando con un pubblico ufficiale –
Thomas si fece serio e si voltò verso di lui. Aveva
cambiato totalmente atteggiamento ed espressione, lo
guardava in modo torvo
– Sto parlando – rispose – con l’amante di mia moglie.
Credo di potermi permettere certe cose –
sembrava veramente minaccioso, in totale contrasto
con la bonarietà mostrata prima. Parve a Marco che
stesse per liberare tutta la sua rabbia ed il rancore nei
suoi confronti nel modo più terribile. Infatti Thomas
tornò a sorridere con una rapidità improvvisa, quasi di
scatto e tutto allegro disse: – Giochiamo? –
Si alzò rapidamente, incamminandosi verso la vetrata
d’uscita
– Nascondino, va bene? Mi nascondo io per primo –
e si allontanò, lasciandoli nel salone.
Francesca e Marco si guardarono, lei gli sorrise, poi
guardò fuori dalla vetrata e meccanicamente anche lui
diede una rapida occhiata all’esterno. Le foglie dei
cespugli attorno casa si muovevano istericamente per
il vento che si era rafforzato. Lei si era accorta della
sua preoccupazione e gli disse: – Ah, il tuo dannato
lavoro. Pensi sempre male. Non ti succederà niente.
Cosa credi, che ti voglia fare qualcosa? Ma no, è
l’uomo più felice del mondo, adesso. Ad un poliziotto,
poi, non farebbe mai niente… – è un gioco, dai –
Marco abbozzò un sorriso e si mossero per andare a
cercarlo. Si separarono poco dopo.
– Tu vai di qua, io di là – disse lei – Forza, è ungioco,
divertiamoci! –
Marco si ritrovò solo. Le foglie ed i rami degli alberi
si muovevano e si contorcevano nel vento notturno
diventato decisamente più forte. I divertimenti dei
giovani ricchi, si disse. Valli a capire, questi ricchi
annoiati. Improvvisano giochi e se ne fregano di tutto.
Da poliziotto, anche se giovane, ne aveva viste di tutti
i colori, quindi non poteva dire di essere impaurito.
Sapeva che la casa era lì vicino e non si poteva certo
perdere, lì in mezzo. Eppure, c’era qualcosa nel modo
in cui andava avanti la serata, che gli era sembrato
stonato. Si era preparato un discorso da grande
occasione, del tipo ‘signore, io mi sono innamoratodi
sua moglie e mi dispiace da matti per lei, ma abbiamo
intenzione di sposarci al più presto’. Invece i due, tutti
allegri lo avevano accolto come un amicone, pronti
addirittura a festeggiare. Lo sguardo di Thomas, pieno
di disprezzo ed odio, non lo poteva dimenticare.
Si accorse di aver continuato a camminare sospinto
dalla forza dei propri pensieri ed in breve non capì più
dove si trovava rispetto alla villa. Si guardò attorno
nella bufera e gli arrivò una voce all’orecchio chelo
chiamò sussurrando. Si voltò di scatto: era convinto di
essere solo, in quel punto del giardino e fu sorpreso.
Si guardò attorno: nessuno.
– Francesca, sei tu? –
Gli tornarono alla mente le parole di lei: ‘è un gioco’.
Vide chiaramente qualcosa luccicare nel buio e la
voce sussurrò di nuovo: – Ssshh…è proibito parlare –
Forse era solo suggestione, ma cominciò a correre
senza meta, davanti a sé, il più veloce possibile.
Man mano che passava il tempo, accelerava il passo.
Correva più veloce che mai, con il cuore impazzito ed
il fiato che gli si bloccava in gola. Da vero poliziotto,
cercò in corsa la pistola d’ordinanza, pronto ad
estrarla, ma non trovò niente.
*
Marco giaceva disteso a terra, sul prato. La pistola,
qualche metro più in là, nella piscina. Francesca e
Thomas, si erano trovati nello stesso punto nello
stesso momento, davanti al corpo. Guardarono in
basso, sconvolti. Si trovarono davanti all’opera diun
assassino tremanti ed ognuno dei due aveva gli occhi
fuori dalla testa.
– Mamma mia… –
– Non è possibile –
Francesca ebbe un moto di rabbia. Si voltò verso
Thomas e lo guardò con odio: – Sei stato tu, vero? No,
non rispondere, ne sono certa. Sei buono e caro, parli
delle isole tropicali, ‘non sei stato il solo’… poial
primo attimo di svista… –
– Sii, seria, Francesca – rispose lui – Guarda, povero
ragazzo. E’ un bambino! E poi…è un poliziotto. Non
farei mai del male a nessuno, tanto meno ad un
poliziotto –
– Beh, bambino – precisò lei – Pochi anni in meno di
te. La sua pistola d’ordinanza dov’è? Mh? –
– E tu? – si stizzì Thomas – Tu dov’eri? Avresti potuto
essere stata tu. Avevi i miei stessi mezzi, le stesse
opportunità, il nascondino… –
Lei gli sorrise sarcastica
– Il movente. Dimentichi il movente. Non è male
come teoria. Potresti avere ragione. A livello teorico,
dico. Ma il movente? –
Lui sorrise
– Anche tu su di me. Potresti aver ragione a livello
teorico. D’altronde, movente facilissimo, poteva
essere un bambino anche a letto –
– Scordatelo. Su quello non ho dubbi –
Thomas si sentì ferito da quella frase. In fondo sirese
conto di non accettare a buon cuore il fatto che lei
fosse stata con un altro. Le prese il volto tra le mani.
– Oh, tesoro… – la baciò – torna dentro con me, su –
E’ finita. Ormai è finita. Tutto questo incubo. I due si
sentirono misteriosamente sollevati. Anche il vento
forte di poco prima era sfumato in una brezzolina
notturna. Entrambi stavano meglio, lo sentivano.
Thomas sorrise: – Vieni in casa, dai. Vieni in bagno,
che ti faccio vedere una cosa –
Francesca si trovò a ridere per l’uscita di lui:
– Sì, fammi vedere la tua collezione di farfalle –
Si allontanarono abbracciati verso la villa, mentrele
cime degli alberi si quietavano nella notte estiva e la
luna piena rispuntava leggera dalle nuvole. Ad
un’occhiata più attenta, però, si poteva notare un’altra
nuvola rapida in arrivo proprio sopra di loro.
La polizia arrivò la mattina successiva trovando nel
parco il corpo di un collega, disteso in un bagno di
sangue. All’interno della villa, nel bagno, le piastrelle
bianche e nere a scacchi avevano cambiato colore ed
il sangue era su tutti i muri.
I corpi di Thomas e Francesca non furono più
ritrovati.