Enciclopedia di Beetlejuice : BARDO THODOL, Il libro tibetano dei morti

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Questo libro tibetano — dedicato al morire, alla vita ultraterrena e al rinascere — è antichissimo; non se ne conosce l’autore; è molto probabile che sia stato rielaborato e rifinito nel corso dei secoli. Forse la prima stesura risale all’VIII secolo.
Il Bardo Thodol conferma nel suo contenuto che non esiste al mondo nessun’arte delle morte più sofisticata di quella insita nella cultura tibetana, la cui religione si è evoluta dal Bon sciamanistico nel Buddismo tantrico iniziato, appunto, nell’VIII secolo.
Secondo la filosofia tibetana il processo del giusto morire è importante quanto quello del giusto vivere. Lo yoga — disciplina spirituale di meditazione — nel corso dei secoli è progredita nella finalità di affrettare gli spiriti dei defunti nel viaggio spirituale verso l’aldilà e renderli consapevoli delle esperienze ultraterrene.
Il fulcro dei riti funebri tibetani consiste nell’estrarre il principio dì coscienza dal corpo fisico grezzo in modo che esso possa effettivamente avere percezione del mondo spirituale. Dopo la morte, lo spirito entra in una fase transitoria della durata esatta di 49 giorni ed è divisa in tre fasi. Alla fine del Bardo, o si entra nel nirvana — stato ineffabile — oppure si torna sulla terra per un’altra reincarnazione, che solo i più illuminati possono evitare.

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