LA ROMANZESCA STORIA DI CERTI VECCHI VESTITI

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golemcuccia

Verso la metà del XVIII secolo viveva nella colonia del Massachusetts una
gentildonna vedova, madre di tre figlioli, che rispondeva al nome di Veronica
Wingrave. Era rimasta vedova ancor giovane e si era dedicata interamente ai figli.
Questi crescevano in modo da compensarla delle sue tenere cure e da esaudire le sue
più rosee speranze. Il primogenito era un maschio al quale era stato imposto il nome
del padre, Bernard. Le altre due erano femmine, nate a tre anni di distanza l’una
dall’altra. La bellezza era una tradizione di famiglia, né pareva che questi giovani
volessero consentirle d’estinguersi. Il ragazzo aveva quella costituzione bionda e
rosea e quella struttura atletica che, allora come oggi, è segno di puro sangue inglese:
era un giovinetto spontaneo, affettuoso, un figlio e un fratello ideale, un amico fedele.
Intelligente, però non lo era: le doti di spirito della famiglia erano toccate in sorte
soprattutto alle sorelle. Mr Wingrave era stato un appassionato lettore di Shakespeare
in un’epoca in cui tale occupazione era, più che non sia oggi, indizio di una mente
perspicace, e in un ambiente nel quale esprimersi in favore del dramma richiedeva
una buona dose di coraggio persino in privato; e aveva desiderato testimoniare la sua
ammirazione per il grande poeta chiamando le figlie con nomi tolti dai suoi lavori
preferiti. Alla maggiore aveva imposto quello affascinante di Rosalind, mentre la
minore l’aveva chiamata col nome più serio di Perdita, in memoria della bambina nata
fra l’una e l’altra e vissuta solo poche settimane.

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Notte di Luna -Alessandro Amadesi-

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golemcuccia
L’arietta fresca della sera accarezzava le cime degli
alberi ed i lunghi rami. La luna piena si godeva
silenziosa lo spettacolo. Godendosi quel minimo filo
di aria che rendeva sopportabile il caldo torrido
dell’estate, Thomas camminava pacifico sul grande
prato e nel corridoio d’erba che lo portava verso
l’entrata della sua grande villa. Era un edificio
magico, dava nell’occhio, metà architettura della
Bauhaus metà automobile sportiva anni’70. Era
strutturata su un unico piano, bassa ma molto estesa,
la pianta come un grande rettangolo dagli spigoli
arrotondati, le vetrate immense e quel ‘cemento–
marmo–e–metallo’ che la rendevano unica.
L’architetto che l’aveva progettata e fatta costruire ci
aveva vissuto per un paio di decenni, poi l’aveva
venduta. Morì suicida quattro giorni dopo che Thomas
era entrato nella villa come nuovo proprietario.
Questo le dava un che di misterioso ed inspiegabilee
si diceva, lo si diceva nel quartiere, che lì dentro tutto
fosse possibile.
Thomas si avvicinò all’entrata, mentre una voce
lanciata lontano, verso di lui, un richiamo, lo
raggiunse.

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