LA VITA PRIVATA

golemcuccia

I.
Parlammo di Londra di fronte a un grande, irto ghiacciaio primigenio. L’ora e il
paesaggio creavano una di quelle impressioni che fanno un poco ammenda, in
Svizzera, per quanto di indegno è nel sistema moderno di viaggiare: per le
promiscuità e le volgarità, per la stazione e l’albergo, per la pazienza collettiva e la
fatica di strappare un briciolo d’attenzione, per la tristezza di sentirsi ridotti a numeri.
L’alta vallata era tinta del rosa della montagna, l’aria vivificatrice fresca, come se il
mondo fosse giovane. Le nevi intatte avevano il lieve incarnato del pomeriggio, e il
socievole tintinnio del gregge non visto ci giungeva mescolato a un odore di tosatura
e di sole. L’albergo a balconate stava proprio sulla sella del passo più incantevole di
tutto l’Oberland, e da una settimana avevamo buona compagnia e bel tempo.
Trovavamo che questa era una grande fortuna, perché una delle due cose sarebbe
stata compenso sufficiente se l’altra fosse stata cattiva.

 

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