Il Veliero senza Equipaggio (SECONDA PARTE)



Il mare e mosso, ma la tramontana, che aveva soffiato tutta la notte, va calando. Osservando il veliero con il cannocchiale, il capitano Morehouse rileva che procede a zig zag, come se al timone non ci fosse nessuno. Anche la velatura presenta un quadro curioso. Solo tre vele sono spiegate, tutte a prua, cioe due fiocchi e il parrocchetto fisso, mentre il parrocchetto volante e la vela di trinchetto sonoa brandelli. Tutte le altre vele sono serrate o ammainate. Si direbbe che la nave abbia imbrogliato al massimo per affrontare una tempesta,senza che nessuno si sia preoccupato, dopo, di modificare la velatura. Dopo due ore, la Dei Gratia giunge a circa 300 metri dalla nave, che non risponde ai segnali. Sulla poppa del veliero, Morehouseriesce a leggere il nome della Mary Celeste. Una scialuppa viene messa in mare e il primo ufficiale, Oliver Deveau, accompagnato dal secondo ufficiale John Wright, si reca sulla nave per vedere cosa e successo.A bordo non c'e anima viva. Dei tre boccaporti, solo quello centrale e chiuso e a perfetta tenuta. Il boccaporto della cambusa, a poppa, e invece aperto, e le traversine di copertura sono accatastate in buon ordine sotto la murata. Anche il boccaporto di prua, che da sulla stiva, e aperto. Nella stiva c'e piu di un metro d'acqua, probabilmente penetrata attraverso il boccaporto. Il carico e in perfetto ordine e ben stivato. Il deposito dell'acqua potabile e quasi pieno e nella cambusa ci sono viveri per sei mesi. Niente vino, pero, ne birra, ne altri alcoolici.

 

Il capitano Morehouse, comandante della 'Dei Gratia': fu lui, osservando con il cannocchiale la strana rotta della 'Mary Celeste', a intuire che a bordo era successo qualcosa.

A poppa, la ruota del timone, non assicurata, gira ora a destra ora asinistra, a seconda delle onde. Nella chiesuola degli strumenti il vetro di un oblo e rotto e la bussola danneggiata, in apparenza per un colpo di mare. Le due costruzioni sulla coperta — il quadrato con annessi l'alloggio del comandante e la cabina del primo ufficiale, e il castello di prua con la cucina e la cabina del secondo ufficiale— nonche le cuccette dell'equipaggio sottocoperta hanno i portelli aperti, e circa 30 centimetri di acqua sul pavimento. Nell'alloggio del capitano, il lucernaio e aperto e il letto — dove e ancora visibile l'impronta del corpo di un bambino — e fradicio. Appoggiato alla parete, c'e un armonium e sotto il divano una macchina da cucire. In un bauletto, vestiti da donna e una borsa da lavoro, con aghi, filo da cucire, bottoni e ferri da calza.

Oliver Deveau, primo ufficiale della 'Dei Gratia', incaricato di recarsi a bordo della 'Mary Celeste' dopo che il brigantino non aveva risposto ai segnali.

La scialuppa con Deveau e il secondo ufficiale Wright si avvicina alla 'Mary Celeste'. Saliti a bordo i due ufficiali constatarono che tutto era in perfetto ordine ma che non c'era nessuno. Nella sala nautica, su una lavagna, l'ultimo rilevamento della rotta: risaliva al mattino del 25 novembre.

In un angolo, alcuni libri di argomento religioso. Sotto la cuccetta, una sciabola corta di fabbricazione italiana nella sua guaina. Deveauraccontera di averla sfoderata e rimessa a posto senza notare nulla diparticolare. La piccola cassaforte non mostra segni di effrazione (sara aperta a Gibilterra e si ritroveranno, intatti, tutti i valori elencati nel registro del comandante). Nella saletta da pranzo ogni cosa e in ordine. Il tavolo e sgombro e i piatti sono sistemati nell'apposita rastrelliera. Alla parete un orologio guasto. Anche negli alloggi dell'equipaggio, nulla fuori posto. Deveau rileva tuttavia che i marinai pero, il brigantino stava navigando verso ponente: quindi e presumibile che si sia spinto assai oltre — forse anche di un centinaio di miglia — prima di invertire la rotta per un cambiamento dei venti.

Lo scrittoio del comandante della 'Mary Celeste' e altri oggetti rinvenuti a bordo. Il brigantino fu portato a Gibilterra per l'inchiesta dell'ammiragliato che pero non diede alcun frutto.

La nave e in ordine e attrezzata; mancano solo le imbarcazioni di salvataggio. La gru della scialuppa di poppa e bloccata da una pertica legata ai paranchi. La seconda scialuppa, assicurata sul boccaporto centrale, e stata invece evidentemente calata in mare attraverso un varco nella murata, accanto alla quale giace ancora un settore mobile, abbandonato sul ponte. Nessun indizio sul perche l'equipaggio abbia abbandonato la nave. Nella stiva non ci sono falle ne tracce di incendio. Dalla velatura e dall'acqua negli alloggi sembra evidente che il veliero ha incontrato cattivo tempo, ma non spezzata all'altezza della poppa, malgrado che la vela risulti regolarmente ammainata.

L'inchiesta dell'ammiragliato

Giunta a Gibilterra il 13 dicembre, la Mary Celeste viene posta sotto sequestro dall'autorita giudiziaria. La prima udienza della Corte dell'ammiragliato si svolge il 18 dicembre. Il procuratore generale della regina e Patrick Solly Flood, un irlandese testardo e malfidato, indirettamente responsabile di gran parte delle leggende fiorite sulla Mary Celeste. Flood, infatti, sospetta sin dall'inizio che sotto il ritrovamento del veliero ci sia qualcosa di losco: forse un ammutinamento dell'equipaggio (il fatto che i quattro marinai fossero tutti 'stranieri' comporta per lui, automaticamente, una presunzione di colpevolezza), forse una truffa ordita dal capitano Morehouse e da Deveau — con o senza la complicita di Briggs — per intascare il premio di salvataggio. Per ordine di Flood si svolgono cosi — il 23 dicembre 1872 e il 7 gennaio 1873 — due ispezioni a bordo della Mary Celeste nel corso delle quali vengono rilevati alcuni dettagli subito definiti'sospetti'. Sono un'intaccatura sul bordo di una murata, «come prodotta da un colpo d'ascia», e due fenditure nel fasciame esterno su entrambi i lati della prora, circa un metro sopra la linea di galleggiamento. Inoltre, nella stiva, un barile d'alcool viene ritrovato 'manomesso' e presunte tracce di sangue sono scoperte sul ponte oltre che sulla lama della sciabola rinvenuta nella cabinadel comandante. Questi elementi bastano a Flood per sostenere che l'equipaggio, ubriacatosi con l'alcool del fusto manomesso, ha trucidato il capitano Briggs, la sua famiglia e il primo ufficiale, tentando poi di simulare un'avaria (le fenditure) prima di abbandonare la nave al suo destino; mentre gli ufficiali della Dei Gratia avrebbero tentato di canceHare ogni traccia del misfatto per incassare il premio di salvataggio senza essere sottoposti a troppe domande imbarazzanti. Ma in seguito ulteriori accertamenti ufficiali ridurranno a ben poca cosa le 'prove' raccolte da Flood. Cosi la 'manomissione' del barile di alcool finisce derubricata a semplice 'trasuda- mento' del fusto; le 'fenditure' nel fasciame vengono ridefinite ??scheggiature' dovute probabilmente alla forza del mare; le 'tracce di sangue' sul ponte diventano un'ipotesi, un 'possibile elemento di prova' che la decisione di Deveau di lavare la coperta ha reso impossibile verificare e le macchie sulla spada si rivelano, all'analisi chimica, citrato di ferro con qualche granulo rosso di natura non organica. La Mary Celeste viene sciolta dal sequestro e riprende a navigare; finira i suoi giorni alle 13,30 del 3 gennaio 1885 naufragando sugli scogli corallini di Rochelais, ad Haiti.

Sir Arthur Conan Doyle: il celebre scrittore si trovo involontariamente al centro di una 'accesa polemica pubblicando un racconto di fantasia in cui molti credettero di trovare la soluzione del mistero della 'Mary Celeste'

Dal punto di vista legale, il 'caso' della Mary Celeste e chiuso, con il pagamento delle spese processuali, la liquidazione del premio di recupero Dei Gratia e la restituzione alle famiglie di tutti gli effetti personali trovati a bordo. Solo il mistero della scomparsa dell'equipaggio rimane insoluto. Sin dal 23 marzo 1873, una circolare del dipartimento USA del tesoro ha rivolto un invito a far pervenire a Washington ogni notizia che possa aiutare a far luce sullavicenda e sulla sorte delle dieci persone svanite da bordo. Ma nessuno si fara mai vivo.

Come nacque la leggenda

Il 'caso' e ufficialmente chiuso, ma la leggenda sta per cominciare. Lastoria della Mary Celeste ha destato sin dall'inizio molto interesse ed e rimbalzata da un giornale all'altro su entrambe le sponde dell'Atlantico, con molto piglio avventuroso e non pochi dati sbagliati. Piu tardi circolano anche alcune 'voci', che pero si rivelano del tutto prive di fondamento: che i corpi dell'equipaggio, gia in stato di putrefazione, siano stati rinvenuti su due zattere a poca distanza dalle coste spagnole; che il primo ufficiale Albert Richardson sia stato riconosciuto nelle Indie Occidentali dove starebbe conducendo vita da gran signore; che i quattro marinai tedeschi abbiano fattoritorno in patria alla chetichella. Ma il vero inizio della 'grande leggenda' e alquanto posteriore e prende l'avvio da un clamoroso equivoco. Nel gennaio del 1884, il mensile di avventure Cornhill Magazine pubblica uno scritto dal titolo Rapporto di J. Habakuk Jephson. Il pezzo, anonimo secondo una prassi editoriale corrente nelle riviste dell'epoca, segna l'esordio di Arthur Conan Doyle, il futuro inventore di Sherlock Holmes. E uno scritto chiaramente di fantasia, semplicemente 'ispirato' alla vicenda, che il CornhillMagazine non tenta affatto di spacciare per autentico. Il dottor Habakuk Jephsori 'racconta' di essersi imbarcato come passeggero sulla Marie Celeste (sic), in partenza da Boston per Lisbona il 16 ottobre 1873 (sic), insieme con un mulatto di New Orleans, di nome Septimus Goring.Altri due negri vengono imbarcati all'ultimo momento dal comandante della nave, Tibbs (sic), al posto di un paio di marinai mancanti all'appello. Il viaggio si svolge in modo tragico: la moglie e il figlio (sic) del comandante scompaiono misteriosamente, il capitano Tibbs si suicida in circostanze poco chiare e vari incidenti mettono fuori combattimento altri membri dell'equipaggio. Il primo ufficiale, Hyson (sic), assume il comando, ma la Marie Celeste invece di arrivare in Europa termina inspiegabilmente il suo viaggio allargo di una costa deserta dell'Africa nera. A questo punto, il perfido mulatto getta la maschera. E stato lui che — mosso da un odio forsennato per la razza bianca, a causa di un'atroce mutilazione inflittagli quando era schiavo — ha ucciso il comandante e la sua famiglia, con l'aiuto dei marinai negri, suoi complici. E stato lui che ha manomesso bussola e strumenti per dirottare la nave verso questa landa sperduta dove lo attende una tribu selvaggia di cui intende proclamarsi re. Il viaggio si conclude con l'abbordaggio della Marie Celeste e lo sterminio di tutti i bianchi, a eccezione del dottor Jephson, che viene trovato in possesso di un amuleto di pietra nera, in forma di orecchia umana. Questo amuleto, dono di una vecchia negra del profondo sud, risulta essere parte di un venerato idolo locale. Cosi, mentre la nave — intatta ma ormai deserta — viene spinta al largo, il dottor Jephsonviene condotto nel villaggio con i segni del massimo rispetto. Il mulatto, pero, geloso dell'ascendente che il dottore va acquistando presso i suoi sudditi, decide di sbarazzarsi del rivale, agevolandone la fuga su un battello. Tornato in Europa, Habakuk Jephson serba per alcuni anni il silenzio, nel timore di poter essere preso per bugiardo, e cosi conclude la sua narrazione: «Oggi ho deciso di raccontare i fatti come si svolsero, senza piu preoccuparmi di sapere se saranno creduti,perche la mia salute va declinando e non voglio tacere piu a lungo. Guardate una carta dell'Africa. Sulla costa occidentale, sopra il Capo Bianco, c'e il paese dove Septimus Goring continua a regnare sui suoi sudditi negri. E la, dove lunghe onde azzurre s'avventano muggendo sulla sabbia arroventata, la giacciono Hyson e tutti gli altri disgraziati che furono trucidati sulla Marie Celeste». La storia, raccontata da maestro, e chiaramente inventata non solo per i suoi sviluppi romanzeschi, ma anche e soprattutto per le volute discrepanze di nomi, dati e circostanze rispetto ai fatti noti. Non solo, ma Conan Doyle interverra ben presto in prima persona, includendo il Rapporto nel suo primo libro di racconti di avventure. Malgrado cio, la suggestione della storia, presso il grosso pubblico, e tale che il resoconto del sedicente dottor Jephson viene preso per vero e ci vorra del bello e del buono prima che ci si convinca che si tratta soltanto di una fantasia. Il racconto di Conan Doylesi lascia comunque dietro, come eredita, due equivoci-chiave, che serviranno da pietre angolari per l'edificazione della leggenda: l'ipotesi che debba esistere da qualche parte un sopravvissuto, depositaria della verita; e la credenza che la Mary Celeste sia stata ritrovata con le scialuppe di salvataggio ancora al loro posto.

 

Una ridda di ipotesi 'selvagge'

 

I dettagli di fantasia, che vanno man mano aggiungendosi, finiscono col dipingere un quadro molto piu misterioso e stuzzicante di quello reale: un intero equipaggio che abbandona la nave col mare in bonaccia, pochi minuti prima del ritrovamento, con una frettadel diavolo e senza usare le scialuppe di salvataggio. Dall'interrogativo di fondo — perche e stata abbandonata la Mary Celeste? — si passa cosi per gradi a un mistero molto piu complesso, che consente infinite combinazioni e variazioni. Parallelamentea questa stratificazione di falsi indizi, comincia poi presto — con ben poco vantaggio per l'accertamento della verita — anche la sfilata dei sedicenti testimoni e sopravvissuti, ciascuno con la sua spiegazione personale. Queste 'rivelazioni' mostrano alcune caratteristiche comuni: sono tutte zeppe dei soliti errori, sono il risultato di 'confidenze' incontrollabili e vengono attribuite a persone che non figurano nella lista dell'equipaggio della Mary Celeste. Alla sfilata degli inattendibili 'testimoni' e 'sopravvissuti' va aggiunta quella dei detective dilettanti. Ecco, a puro titolo di cronaca, alcune proposte di 'soluzione'. 1904. J.L. Hornibrook propone che l'intero equipaggio del veliero sia stato trascinato in mare da una piovra gigantesca, il kraken delle leggende nordiche. L'ipotesi trovera poi espressione artistica (!) piu di vent'anni dopo in un radiodramma della BBC che riscuotera grande successo. 1909. Ramon Alvarado ipotizza un collegamento fra il 'caso' della Mary Celeste e l'affare della Virginius, una nave contrabbandiera carica di armi, catturata dagli spagnoli durante la prima insurrezione di Cuba (1868-1878). La Mary Celeste, utilizzata come nave-appoggio, sarebbe stata inviata in Spagna subito dopo il fallimento dell'operazione per trasportare clandestinamente alcuni rivoluzionari. Il perche della scomparsa dell'equipaggio sarebbe affidato a un documento cifrato, mai messo in chiaro. 1913. Lo StrandMagazine chiede ad alcuni romanzieri di escogitare una soluzione del mistero. Dei tre che accettano la sfida, uno ipotizza il trasbordo su una 'nave X' (Barry Pain); un altro suggerisce una strage a opera di un maniaco omicida (Arthur Morrison); e il terzo si imbarca in una spiegazione fantascientifica — forse desunta dalla trama di un romanzo d'avventure di poco anteriore — basata su un'eruzione sottomarina con emissione di fumi velenosi che avrebbero fatto impazzire l'equipaggio, spingendolo a gettarsi in mare (Horace A. Vacheil). 1925. J. Lctckhart riprende l'idea del pazzo omicida, collegandola ai libri di devozione trovati nella cabina del comandante. Riallacciandosi a un precedente reale (la strage avvenuta a bordo della Mary Russe/I nel 1828) Lockhart immagina che il capitano Briggs, ossessionato dall'idea di ripulire il mondo dal peccato, abbia ucciso uno a uno tutti i membri dell'equipaggio, prima di gettarsi lui stesso in mare, in un momento di lucidita, oppure in una crisi finale di follia. 1927. F.W. Wallace ritiene che la Mary Celeste si sia potuta ritrovare accanto a una nave con un carico di esplosivi, durante una bonaccia. Scoppiato un incendio a bordo, questa gigantesca bomba a orologeria sarebbe stata abbandonata dall'equipaggio, e avrebbe potuto cominciare a derivare pericolosamente verso la Mary Celeste.L'equipaggio, allora, si sarebbe calato in tutta fretta nelle scialuppedell'altra nave, che, sovraccariche, si sarebbero rovesciate. Solito banchetto degli squali, mentre un rinforzo di vento avrebbe allontanato la Mary Celeste dall'altra nave in fiamme. 1929. Il conte Felix von Ltickner, il famoso 'pirata della grande guerra' ripropone l'ipotesi dell'ammutinamento, con fuga dell'equipaggio in qualche isola felice. La serie, naturalmente, continua e comprende anche una sfilza di ipotesi legate al sovrannaturale, dal 'fato numerologico' del veliero alla 'smaterializzazione dell'equipaggio per influenze astrali' e ad altre amenita di stampo parapsicologico.

Tre ipotesi serie

I pochi tentativi seri di soluzione del 'caso' ruotano tutti attornoall'evidenza di un abbandono prematuro della nave di fronte a un pericolo grave,poi di fatto non materializzatosi, su un'imbarcazione troppo piccola per fornire salvezza a dieci persone in pieno oceano. La tromba marina. La velatura ridotta e l'acqua nella stiva stanno a dimostrare che la Mar,y Celeste ha incontrato cattivo tempo. Niente pero fa supporre che le condizioni meteorologiche fossero cosi avverse da indurre un comandante esperto come Briggs a ordinare l'abbandono della nave. Salvo che, sostiene qualcuno, la Mary Celeste sia stata colpita da una tromba marina. Il fenomeno e caratterizzato da vento fortissimo e da un notevole sbalzo barometrico fra l'interno e l'esterno della tromba; mentre la 'proboscide' (spesso alta sino a un chilometro e con un diametro alla base di oltre 100 metri) aspira violentemente l'acqua in colonna ascendente e la fa ricadere in un diluvio di schiuma. L'ipotesi potrebbe essere corroborata dalla situazione atmosferica delle Azzorre Il 24 novembre 1872, caratterizzata — si legge nelle registrazioni del serviziometeorologico locale — da forti sbalzi di pressione in rapido movimento verso nord. Gli scogli di Dollbarat. Secondo un'altra ipotesi, la Mary Celeste si sarebbe potuta ritrovare in bonaccia, appena superata Santa Maria delle Azzorre. La zona e particolarmente pericolosa perche una forte corrente sottomarina punta verso le scogliere di Dollbarat, una ventina di miglia a nord-est. Impossibilitata a manovrare dalla calma piatta, la nave sarebbe potuta finire nel filo della corrente, cominciando a derivare verso gli scogli. Di qui la decisione del comandante di calare la yole, manovrabile a forza di remi. Ma d'improvviso il vento ritorna: la Ma,y Celeste si allontana mentre la scialuppa, sovraccarica, si capovolge o va a fracassarsi sugli scogli. Fuoco sotto coperta. Nella prima ispezione a bordo Deveau — come abbiamo riferito — non aveva riscontrato tracce di incendi. Tuttavia l'ipotesi che la Mary Celeste sia stata abbandonata per timore del fuoco — l'emergenza piu temuta ai tempi della navigazione su navi di legno — rimane assai probabile. Non si deve dimenticare che il veliero aveva a bordo uno dei carichi piu infiammabili: 1700 fusti di alcool. Questi barili di quercia rossa erano assai porosi con possibilita di trasudamento sino al 5% nel passaggio dai climi freddi a quelli caldi (come era appunto il caso della Mary Celeste). Si ricordera il fusto 'manomesso' scoperto da Solly Flood a Gibilterra, cui sono da aggiungere altri nove barili ritrovati 'intatti ma vuoti' al momento della consegna del carico a Genova. Se la Mary Celeste e rimasta con i boccaporti chiusi per molti giorni di seguito a causa del cattivo tempo, e piu che probabile che sotto coperta si sia formata una miscela di vapori d'alcool assai infiammabile e potenzialmente esplosiva. Se poi si sia effettivamente verificato uno scoppio per ignizione spontanea, oppure se l'apertura della cambusa in un momento di calma abbia provocato una talefuoriuscita di fumi da far pensare a un incendio, e impossibile stabilire. Non e quindi da escludere che in simili circostanze il comandante abbia deciso di imbarcare l'equipaggio sulla yole mentre si chiariva l'esatta situazione a bordo. In questo caso, il modo di procedere piu corretto sarebbe stato di assicurare l'imbarcazione alla nave con un cavo, da mollare solo in caso di emergenza. E forse quello che e avvenuto con la drizza di randa ritrovata — come si ricordera — inspiegabilmente spezzata all'altezza della poppa. Cio potrebbefar pensare a un improvviso colpo di vento: la Mary Celeste prende un abbrivo che il cavo, per quanto resistente, non regge; e la nave si allontana sul mare mentre la yole rimane in pieno oceano con i suoi passeggeri, votati alla morte per sete, fame o annegamento. Paura dell'acqua, del fuoco, degli scogli? Il mistero della Mary Celeste risiede nella risposta a questo triplice interrogativo.

PRIMA PARTE

Tratto dal nostro sito : NOIELALUNA