La fotografia di Vilmos Zsigmond per Incontri ravvicinati del terzo tipo è un elemento cruciale che ha contribuito in modo determinante all’atmosfera unica e al senso di meraviglia del film. Il suo lavoro gli è valso un meritatissimo premio Oscar, e ancora oggi la sua visione estetica è studiata per la sua maestria nel catturare l’ignoto e il sublime.
1. L’Uso Maestro del Controluce e dei Bagliori
Zsigmond è celebre per il suo uso audace del controluce (backlighting) e dei bagliori luminosi (lens flare), che diventano quasi un marchio di fabbrica del film.
- Aura di Mistero: Molte delle scene in cui appaiono gli UFO sono girate con luci potentissime che provengono direttamente dalla fonte (gli alieni). Questo crea un effetto di silhouette degli oggetti e dei personaggi in primo piano, avvolgendoli in un’aura di mistero e lasciando all’immaginazione dello spettatore la vera forma degli alieni.
- L’Estetica dei Flare: Invece di evitare i lens flare (i riflessi di luce indesiderati all’interno dell’obiettivo), Zsigmond li ha abbracciati e incorporati come parte integrante dell’estetica del film. Questi bagliori contribuiscono a creare un senso di irrealtà, di sovraesposizione, quasi come se la luce aliena fosse troppo potente per essere contenuta dalla cinepresa.
2. Contrasto e Scala: Dalla Banale al Sublime
Zsigmond ha saputo bilanciare in modo impeccabile la fotografia delle scene terrestri e quella degli incontri alieni.
- Il Quotidiano e il Reale: Le prime scene che mostrano la vita di Roy Neary sono illuminate in modo più convenzionale, spesso con toni caldi e una fotografia più “sporca” o documentaristica, per radicare lo spettatore nella realtà quotidiana dei personaggi. Questo rende ancora più sconvolgente l’irruzione dell’alieno.
- La Grandezza della Notte: La maggior parte del film si svolge di notte o in ambienti poco illuminati, permettendo a Zsigmond di giocare con le ombre profonde e le fonti di luce intense. Questo non solo crea suspense, ma amplifica la grandezza e la luminosità delle astronavi aliene.
3. Effetti di Nebbia e Fumo per la Profondità
Per accentuare il senso di mistero e per dare volume e profondità alle luci degli UFO, Zsigmond ha spesso utilizzato fumo e nebbia sul set.
- Raggi di Luce Visibili: Le particelle di fumo e nebbia nell’aria rendono tangibili i raggi di luce che emanano dalle astronavi, creando coni di luce visibili che non sarebbero altrimenti percepibili. Questo aggiunge una dimensione quasi tattile all’esperienza visiva.
- Morbidezza e Sogno: Questi elementi contribuiscono anche a un’atmosfera più morbida e sognante, che si allinea con il senso di meraviglia e di incredulità che il film vuole trasmettere.
4. La Devil’s Tower: Un Simbolo Illuminato
La Devil’s Tower è un’altra protagonista del film, e la sua rappresentazione visiva è fondamentale.
- Presenza Imponente: Zsigmond l’ha fotografata in modi che ne esaltano la maestosità e la natura misteriosa, spesso inquadrandola contro cieli drammatici o avvolta nella nebbia.
- Palcoscenico Cosmico: Nella scena finale, la montagna diventa un palcoscenico naturale per l’atterraggio della Nave Madre, illuminata dalle luci aliene in un’esplosione di colori e bagliori che la trasformano da formazione geologica a luogo sacro dell’incontro.
In conclusione, la fotografia di Vilmos Zsigmond in Incontri ravvicinati del terzo tipo non è solo tecnicamente impeccabile, ma è anche emotivamente risonante. Attraverso il suo uso innovativo della luce, del contrasto e degli effetti atmosferici, ha creato un linguaggio visivo che comunica direttamente il senso di meraviglia, l’ignoto e la profonda trasformazione che l’incontro alieno porta con sé.