La scelta di François Truffaut per interpretare lo scienziato Claude Lacombe è una delle decisioni di casting più geniali e simboliche della carriera di Steven Spielberg. Truffaut, uno dei padri della Nouvelle Vague francese e regista di capolavori come I 400 colpi, non era un attore professionista (sebbene avesse recitato nei propri film), ma la sua presenza conferisce al film una profondità intellettuale e un calore umano unici.
1. Il Simbolo dell’Umanismo e della Curiosità
Truffaut non interpreta Lacombe come un freddo accademico o un burocrate governativo, ma come un umanista.
- L’innocenza dello sguardo: Spielberg scelse Truffaut proprio per la sua capacità di proiettare un senso di meraviglia quasi infantile. Lacombe è l’unico scienziato che non guarda gli UFO con il desiderio di controllarli, ma con il desiderio di capirli e di stabilire una connessione.
- L’empatia: Mentre i militari cercano di evacuare le persone, Lacombe ascolta Roy e Jillian. È il ponte tra la rigidità della scienza e l’emotività dell’esperienza umana.
2. Il Passaggio di Testimone tra Maestri
La presenza di Truffaut nel film rappresenta un omaggio di Spielberg al cinema europeo e una sorta di “benedizione” artistica.
- Il giovane Spielberg e il Maestro: All’epoca, Spielberg era il “ragazzo prodigio” di Hollywood. Avere Truffaut sul set era come avere il cinema stesso che validava il suo lavoro. Spielberg ha spesso dichiarato di aver imparato molto da Truffaut sulla direzione dei bambini (un tema caro a entrambi).
- La lingua come barriera e ponte: Il fatto che Lacombe parli francese e abbia bisogno di un interprete (David Laughlin) non è un caso. Sottolinea il tema centrale del film: la difficoltà della comunicazione. Se un francese e un americano hanno bisogno di un mediatore, quanto sarà difficile comunicare con esseri di un altro mondo? Lacombe è colui che capisce che la musica è l’unico linguaggio che può superare ogni confine.
3. La Tecnica di Lacombe: I Segnali Curwen
È il personaggio di Truffaut a introdurre i segnali manuali di Curwen (usati originariamente per l’educazione musicale dei bambini) per accompagnare le cinque note.
- Questo dettaglio rafforza l’idea che l’incontro con l’alieno richieda un ritorno alla semplicità dell’infanzia. Lacombe usa le mani per “parlare” con l’astronave, rendendo la scienza un atto fisico e quasi poetico.
4. Il Climax: Il Sorriso di Lacombe
Uno dei momenti più emozionanti del film è il saluto finale tra Lacombe e l’alieno che scende dalla Nave Madre.
- Non ci sono parole. Truffaut usa solo la mimica facciale per trasmettere un misto di soggezione, gioia e realizzazione. Quel sorriso è la sintesi perfetta del film: la conferma che l’universo non è solo vasto, ma è anche un luogo di possibile amicizia.
Conclusione
François Truffaut ha dato a Incontri ravvicinati del terzo tipo una legittimità che va oltre la fantascienza. Il suo Claude Lacombe è il cuore pulsante del team scientifico, l’uomo che ricorda a tutti che, dietro i computer e le frequenze radio, l’obiettivo finale è la comprensione reciproca.