Il caso di Leonarda Cianciulli, passata alla storia come la Saponificatrice di Correggio, è uno dei capitoli più inquietanti e psicologicamente complessi della cronaca nera italiana. Non è solo la storia di tre omicidi, ma un intreccio di superstizione, traumi infantili e un distorto senso di amore materno.
Una Vita Segnata dalla Maledizione
Nata nel 1894 in Irpinia, Leonarda ebbe un’infanzia difficile. Sostenne sempre di essere stata maledetta dalla madre sul letto di morte perché si era sposata contro la sua volontà.
Questa ossessione, unita a una serie di tragedie personali (ebbe 17 gravidanze, ma solo 4 figli sopravvissero), la spinse verso una forma estrema di superstizione. Leonarda era convinta che, per proteggere i figli rimasti (in particolare il primogenito Giuseppe, prossimo alla chiamata alle armi per la Seconda Guerra Mondiale), fosse necessario un sacrificio umano.
Le Tre Vittime: Il Rituale dell’Amicizia
Tra il 1939 e il 1940, Leonarda attirò nella sua casa di Correggio tre donne sole, amiche di lunga data, promettendo loro una nuova vita o un lavoro lontano:
- Faustina Setti: Le fece credere di averle trovato un marito all’estero.
- Francesca Soavi: Le promise un impiego in un collegio femminile a Piacenza.
- Virginia Cacioppo: Una ex soprano a cui promise un posto come segretaria a Firenze.
Il Macabro Processo: Sapone e Biscotti
Il modus operandi della Cianciulli era sistematico e terribile. Dopo aver ucciso le vittime con un’ascia e aver sottratto i loro risparmi, ne smembrava i corpi.
Nelle sue memorie, intitolate “Confessioni di un’anima amareggiata”, descrisse con agghiacciante precisione cosa faceva dei resti:
- Il Sapone: Bolliva i pezzi di carne con soda caustica per ottenerne del sapone, che poi regalava a vicine e conoscenti.
- I Biscotti: Il sangue veniva lasciato essiccare, macinato e mescolato con farina, zucchero e cioccolato per farne dei pasticcini che offriva ai figli e alle amiche che andavano a trovarla.
- “Era di un bianco immacolato, quel sapone… uscì fuori una crema di una delicatezza insuperabile.” (Dalle memorie di Leonarda Cianciulli)
La Cattura e il Processo
A tradirla fu la cognata dell’ultima vittima, Virginia Cacioppo, che insospettita dalla scomparsa improvvisa denunciò il fatto alla polizia. Leonarda confessò tutto, cercando però di scagionare il figlio Giuseppe, inizialmente sospettato di complicità.
Il processo fu un evento mediatico senza precedenti. Leonarda non mostrò mai pentimento, descrivendo i suoi atti come una necessità magica per salvare la sua prole. Fu condannata a 30 anni di reclusione e 3 anni di manicomio giudiziario, dove morì nel 1970.
Il profilo criminale
Oggi Leonarda Cianciulli è studiata come un caso di psicosi reattiva mescolata a credenze magico-arcaiche. Gli strumenti del suo delitto (il pentolone, l’ascia e i martelli) sono ancora conservati presso il Museo Criminologico di Roma.