Il caso di Momo è l’esempio perfetto di come un’immagine inquietante possa sfuggire al controllo del suo creatore e trasformarsi, attraverso il passaparola digitale, in una moderna storia di fantasmi globale.
L’Origine Reale: “Mother Bird”
Contrariamente a quanto si credeva all’inizio, l’immagine di Momo non è un fotomontaggio né una creatura soprannaturale.
- L’opera d’arte: Si tratta di una scultura intitolata Mother Bird (Madre Uccello), realizzata dall’artista giapponese Keisuke Aiso della Link Factory, una compagnia di effetti speciali.
- L’estetica: La scultura rappresenta una donna con occhi enormi e sporgenti, un sorriso distorto che taglia il viso da parte a parte e zampe d’uccello al posto del busto. È ispirata a una creatura del folklore giapponese, l’Ubume, lo spirito di una donna morta durante il parto.
- L’esposizione: Fu esposta per la prima volta nel 2016 in una galleria d’arte a Ginza, Tokyo. Solo anni dopo, una foto ritagliata del viso divenne la base per la Creepypasta.
La Leggenda: La “Momo Challenge”
Nel 2018, l’immagine iniziò a circolare su Facebook e WhatsApp, accompagnata da una sfida pericolosa.
- Il Numero Maledetto: Si diceva che aggiungendo un particolare numero di telefono su WhatsApp (spesso con prefissi del Giappone o del Messico), si potesse contattare “Momo”.
- Le Minacce: Secondo i racconti, Momo rispondeva inviando immagini violente e minacciando l’utente di apparire di notte o di colpire i suoi familiari se non avesse eseguito degli ordini (la “Challenge”).
- Il Panico Mediatico: La storia si diffuse così rapidamente che scuole e forze dell’ordine in tutto il mondo emisero avvisi. Si diceva persino che il video di Momo apparisse improvvisamente durante i cartoni animati su YouTube Kids.
Realtà vs. Finzione: Il Debunking
Nonostante l’allarme globale, la “Momo Challenge” è stata ampiamente classificata come una bufala (hoax) alimentata dal panico morale:
- Nessuna prova: Non è mai stato confermato alcun legame diretto tra la sfida di Momo e danni reali riportati, a differenza della più complessa (e reale) “Blue Whale”.
- L’effetto “Troll”: Molti dei numeri associati a Momo erano in realtà account gestiti da persone che volevano spaventare i curiosi o rubare dati personali sfruttando la tendenza del momento.
- La fine della scultura: L’artista Keisuke Aiso ha dichiarato nel 2019 di aver gettato via la scultura originale perché era marcita, rassicurando ironicamente i bambini: “Momo è morta, la maledizione è finita”.
Perché Momo fa così paura?
Il successo di Momo risiede nell’Uncanny Valley (la “zona perturbante”): il suo viso ha tratti umani ma proporzioni così sbagliate da generare una risposta istintiva di rifiuto e paura nel cervello umano. Inoltre, l’idea che un’entità possa invadere lo spazio privato del nostro smartphone ha reso il mito incredibilmente efficace.