La storia distributiva di Incontri ravvicinati del terzo tipo è quasi altrettanto leggendaria quanto il film stesso. Steven Spielberg è uno dei pochi registi ad aver rilasciato tre versioni ufficiali, ognuna delle quali riflette un momento diverso della sua maturazione artistica e del suo rapporto con il pubblico.
Ecco le tre principali incarnazioni del capolavoro:
1. La Versione Cinematografica Originale (1977)
Uscita nelle sale nel novembre del 1977, questa versione fu completata sotto un’immensa pressione da parte della Columbia Pictures, che rischiava il fallimento.
- Caratteristiche: Spielberg non era pienamente soddisfatto del montaggio finale, ritenendolo “incompleto” a causa dei tempi stretti imposti dalla produzione.
- Il finale: Si concludeva con Roy Neary che entrava nella Nave Madre, ma lo spettatore restava fuori, osservando la porta chiudersi e l’astronave decollare. Il mistero di ciò che c’era all’interno rimaneva tale.
2. La “Special Edition” (1980)
Tre anni dopo, Spielberg ottenne il budget per rimettere mano al film, ma a una condizione della casa di produzione: mostrare l’interno della Nave Madre per attirare nuovamente il pubblico al cinema.
- L’interno della Nave: È l’aggiunta più celebre (e controversa). Venne costruita un’immensa scenografia ricca di luci e strutture traslucide. Sebbene visivamente sbalorditiva, Spielberg in seguito rimpianse questa scelta, sentendo che mostrava troppo e rompeva il senso di mistero.
- Tagli e aggiunte: Vennero rimosse alcune scene della vita familiare di Roy e aggiunte altre, come il ritrovamento della nave SS Cotopaxi nel deserto del Gobi.
3. La “Director’s Cut” / Collector’s Edition (1998)
In occasione del 20° anniversario, Spielberg ebbe finalmente la libertà di creare la versione “definitiva”, che è quella oggi comunemente disponibile in Blu-ray e 4K.
- Il meglio dei due mondi: Spielberg mantenne le migliori aggiunte della Special Edition (come la SS Cotopaxi), ma prese una decisione drastica: eliminò completamente le scene dell’interno della Nave Madre.
- Ritorno al mistero: Il regista volle che l’esperienza di Roy rimanesse un’esperienza soggettiva e trascendente, preferendo che lo spettatore immaginasse l’interno dell’astronave piuttosto che vederlo. Questa versione è considerata la più equilibrata e fedele alla visione originale del regista.